Il mio viaggio a Bali: tra spiritualità e realtà
17:46:00, by Erika AgostinoSi dice di Bali una meta spirituale. In un certo senso lo è, con i suoi innumerevoli templi disseminati per tutta l'isola, principalmente induisti e musulmani, e le offerte che la gente fa con dedizione ogni giorno agli dei.
Il mio viaggio a Bali è stato unico nel suo genere, avendo attraversato tutto il continente per la prima volta nella mia vita, durante un'interminabile infinità di ore in aereo.
Riguardando le foto dal mio PC a casa mi ricordo di quanto spettacolari fossero i paesaggi indonesiani, con la loro verve di maestosità che ti catturava a ogni sguardo.
Trovarsi lì è davvero un'emozione mai provata prima perché ti accorgi della grandezza della natura e ti senti ancora più piccolo. Quasi dimentichi ogni problema se ti concentri su questo, poiché i crucci della vita, se messi in giusta prospettiva, diventano proprio insignificanti.
Oltre l'apparenza: la vera Bali
Dopo aver superato il primo impatto visivo - fatto di contrasti netti tra il verde smeraldo delle risaie e il grigio polveroso di certe strade - inizi a capire che Bali non è una cartolina statica. È un organismo vivo, vibrante, che ti costringe a ritarare costantemente i tuoi sensi.
Molti arrivano qui cercando il paradiso terrestre dei cataloghi di viaggio, eppure chi si ferma solo alla superficie rischia di non cogliere mai il battito autentico dell’isola. La spiritualità a Bali non è solo un concetto astratto; è una pratica quotidiana che si manifesta nelle Canang sari, le piccole offerte intrecciate con foglie di palma che troverai ovunque: sull'asfalto, davanti ai negozi, sui cruscotti dei taxi. Calpestarle, all'inizio, ti farà sentire in colpa, ma presto capirai che sono parte del respiro dell'isola, una danza incessante tra il mondo visibile e quello invisibile.
Il mito della "tranquillità" e la realtà del movimento
Bisogna sfatare un altro mito: Bali non è sempre sinonimo di pace assoluta. Il traffico, specialmente intorno a Ubud o nelle zone più battute, può essere caotico, quasi asfissiante. Il rombo costante dei motorini, che sfrecciano in spazi impossibili, è la vera colonna sonora dell'isola. Eppure, proprio in quel caos, ho trovato una strana forma di ordine. Nessuno si arrabbia, nessuno suona il clacson per frustrazione: è un flusso costante, un adattamento reciproco che noi, con la nostra rigidità occidentale, dovremmo imparare a osservare con più umiltà.
Se deciderai di esplorare l'entroterra, ti consiglio caldamente di noleggiare un driver locale per le tratte lunghe. Non è solo una questione di comodità o di sicurezza - guidare lì richiede nervi d'acciaio e una conoscenza del territorio che noi non abbiamo - ma è il modo migliore per entrare in contatto con le persone. I balinesi sono orgogliosi della loro terra e, se trovi la persona giusta, ogni tragitto diventa una lezione di storia, di tradizioni e di vita locale che nessuna guida digitale potrà mai darti.
La danza tra comfort e autenticità
Tornando al tema dei comfort, è innegabile che la sfida sia notevole. Ho dovuto imparare l'arte del "lasciar andare". Se cerchi la perfezione asettica, Bali ti metterà alla prova. Ma è proprio in questa vulnerabilità, nel dover scegliere con cura dove sedersi a mangiare, nel dover accettare che alcune infrastrutture non sono all'altezza dei nostri standard, che risiede il vero valore del viaggio. Ti spogli del tuo bisogno di controllo e accetti di far parte di un ecosistema che non è stato costruito attorno ai tuoi bisogni.
Non posso negare che il continuo approccio dei locali - spesso finalizzato a una vendita o a un servizio - possa stancare. È un aspetto che può farti sentire "un portafoglio ambulante" se non hai gli strumenti giusti per approcciarti. La chiave, però, sta nell'assertività gentile: un sorriso, un "no, grazie" fermo ma rispettoso e, soprattutto, la consapevolezza che, per loro, il turismo è una risorsa di sostentamento primaria. Non c'è malizia, solo una necessità dettata da una realtà economica lontana anni luce dalla nostra.
L'itinerario: un mosaico di contrasti
Il mio viaggio è iniziato con un volo con Qatar Airlines facendo scalo a Doha, un approccio necessario per abituarsi al cambiamento di fuso orario. Una volta atterrata e sistemata al Tribe Bali Kuta Beach, ho iniziato l'esplorazione vera e propria.
Il mio percorso è proseguito immergendomi subito nel cuore pulsante dell'isola. Partendo da Denpasar, ho visitato il villaggio di Pejaten, celebre per il Batik e le ceramiche, che è stato il primo vero contatto con la maestria artigianale balinese, per poi lasciarmi incantare dal leggendario tempio Tanah Lot, che sembra galleggiare sull'oceano. Questo ha rappresentato uno dei momenti più intensi: vederlo stagliarsi contro l'oceano al tramonto è un'esperienza che nessun obiettivo fotografico può realmente restituire.
Dopo aver ammirato il vulcano Batur e il lago da Penelokan, il viaggio ha preso una piega più intima con la visita al villaggio di Tenganan, dove vivono i Bali Aga, i primi abitanti dell'isola che conservano tradizioni arcaiche. Ho anche assistito a una cerimonia di cremazione sulla spiaggia, un rito che mi ha fatto riflettere profondamente sul ciclo della vita e sulla sacralità che i balinesi attribuiscono a ogni fase dell'esistenza.
Dopo una sosta al tempio Goa Lawah, noto per la sua grotta abitata da migliaia di pipistrelli, ho cercato un po' di relax con un massaggio balinese rigenerante presso l'hotel Sakti Garden.
Dalle altalene di Ubud alla vita lenta delle Gili
Prima di lasciare la terraferma, non poteva mancare l'esperienza all'Aloha Ubud Swing: altalene panoramiche sospese sulle risaie di Gianyar, perfette per vedere Bali dall'alto. Dopo aver sfidato il traffico cittadino di Ubud, mi sono diretta al porto per il traghetto verso Gili Trawangan. L'assenza di veicoli a motore, sostituiti dai cidomo (carrozze trainate da cavallo), rende l'atmosfera delle Gili unica. Al Pondok Santi Estate, tra relax in piscina e docce all'aperto nei giardini privati, ho trovato la pace. Gli ultimi giorni sono stati un susseguirsi di scoperte: i mercatini di artigianato in legno, le baby tartarughe protette al Turtle Sanctuary di Gili Meno e quegli improvvisi acquazzoni tropicali che, paradossalmente, rendono l'isola ancora più bella.
Consigli per chi parte (senza perdere la bussola)
Se stai pianificando la tua partenza, ecco qualche pillola di saggezza pratica che avrei voluto avere prima di salire su quell'aereo:- La "Bali Belly" (i disturbi intestinali del viaggiatore) è un classico temuto. Non è solo questione di street food: Non bere mai acqua dal rubinetto, nemmeno per lavarti i denti. Usa sempre acqua in bottiglia sigillata. Nei posti turistici il ghiaccio è solitamente prodotto industrialmente e sicuro, ma nei warung (locande locali) sperduti, chiedi sempre una bevanda senza ghiaccio se non sei convinto/a. Porta con te dei fermenti lattici ad alta concentrazione da iniziare ad assumere una settimana prima della partenza e continuare durante tutto il viaggio. Aiutano a proteggere la flora batterica dai nuovi ceppi batterici locali.
- Il vestiario: Ricorda che Bali è, prima di tutto, un luogo profondamente religioso. Portare sempre con sé un sarong (il telo tradizionale) è d'obbligo se vuoi visitare i templi, ed è un gesto di grande rispetto verso la cultura che ti ospita. Sebbene molti templi li affittino all'ingresso, comprane uno di buona qualità in un mercato locale. Sarà un ricordo meraviglioso e ti permetterà di entrare nei luoghi sacri senza dover dipendere da noleggi spesso trasandati.
- Denaro: Porta sempre con te una buona scorta di Rupie indonesiane in piccoli tagli. Pagare con banconote di taglio grande per un piccolo acquisto al mercato è spesso un problema perché nessuno ha il resto. La contrattazione non è un optional nei mercati artigianali: fa parte della cultura. Fallo sempre con un sorriso, senza rabbia, vedendolo come un gioco sociale. Se il prezzo non ti soddisfa, ringrazia e vai oltre; spesso ti richiameranno loro.
- Connettività: Invece di impazzire con le SIM locali, usa una eSIM come Holafly che si attiva appena atterri (Usa il codice ERIKATRIP per uno sconto del 5% su qualsiasi destinazione con il tuo prossimo acquisto). Avere internet sempre disponibile è fondamentale per consultare le recensioni dei ristoranti in tempo reale e usare le mappe.
Considerazioni di una viaggiatrice consapevole
Data la povertà che si vede in giro, viene spontaneo sentirsi molto fortunati e per questo si è più inclini ad apprezzare ciò che la vita ci offre, prendendo ogni insegnamento come qualcosa per cui essere grati.
Secondo me non puoi fare un viaggio a Bali senza ragionare in questo modo, altrimenti rischieresti di vivertelo male, notando ogni piccola differenza culturale. Certo, è difficile per degli occidentalizzati come noi, abituati a certi comfort o usanze, non far caso alle norme igieniche scarse del luogo, soprattutto - purtroppo - nei ristoranti. Sconsiglio di mangiare street food e consiglio, invece, di affidarsi al buon vecchio Google per le recensioni dei posti, oltre al proprio senso di giudizio personale, valutando anche la maggiore affluenza di gente dove si vorrebbe andare.
Almeno una volta nella vita, però, ti consiglio di andarci. Sarà che le docce all'aperto nei giardini privati, i massaggi balinesi dopo ore di cammino o un acquazzone tropicale improvviso che lava via ogni tensione hanno un potere magico: ti costringono a essere presente, a sentire la terra sotto i piedi e a smettere di pianificare tutto.
La meraviglia che proverai, di fronte ai suoi bellissimi panorami, sarà indescrivibile.
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E tu, sei mai stato/a in Indonesia o è una meta che hai nel cassetto? Cosa ti spaventa di più dell'organizzare un viaggio così lontano e diverso dal nostro?
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